lunedì 31 ottobre 2011

FARE E COSTRUIRE


La nostra casa è molto piccola, misura meno di 50metriquadrati e si estende in lunghezza. L'abbiamo soprannominata "casa-corridoio" e a me piace molto.
L'abbiamo affittata due anni fa affascinati dal fatto che fosse ristrutturata con cura e gusto, perché ha un piccolo giardino e soprattutto perché si trova all'interno di un bellissimo cortile di ghiaia bianca con alte magnolie nel centro storico di Peyton Place che è molto caratteristico e popolare. Le strade sono in parte di sanpietrini e intorno al nostro palazzo, rimesso a nuovo solo cinque anni fa, ci sono molte case abbandonate dopo il terremoto dell''89 che non riesco a non guardare in prospettiva. Le immagino ristrutturate, arredate, vive e bellissime. Qui c'è silenzio, tranne quando la vicina urla per sgridare i figli e tranne quando ci sono le partite della Roma.
Poiché non è casa nostra non ci siamo smenati troppo per arredarla, eppure il risultato delle nostre scelte è un ambiente in cui non manca nulla e ogni cosa è esattamente come la volevamo e come ci piace.
Questa casa ci rappresenta perché è easy, pratica, semplice e in continua evoluzione.




Oltre a Mio Morbidus che è arrivato sette mesi fa e si è inserito a meraviglia nell'arredamento, ci fa instancabile compagnia l'umidità e di conseguenza la muffa perché questo antico palazzo è stato costruito sotto i Cisternoni di Peyton, una grande cisterna d'acqua che fu fatta realizzare dall'imperatore Settimio Severo. Grazie a Zio Settimio ogni giorno lottiamo contro Signora Muffa che si vuole insinuare nei nostri mobili, nelle nostre scarpe e nelle mie borse. Per questo abbiamo un grande armadio a muro in cui non ci sono cassetti ma solo scaffali di metallo che ignorano la cara insidiosa Signora, inoltre sulla parete interna non possiamo appendere nulla che non sia di metallo e questo ci ha aiutato a combattere l'ansia di riempire. In sostanza quel poco spazio che abbiamo non lo possiamo davvero sfruttare perché Signora Muffa si insinua dove c'è il pieno e non si cura di luoghi ariosi e di spazi vuoti.
In ogni modo non ci manca nulla, perché c'è Mio e perché mi sono imposta alcune piccole regole.











martedì 25 ottobre 2011

LA COSA DEL BOOMERANG PER SPIEGARE 'OBLATIVO'

Non escludo che le persone negative possano essere riabilitate. Escluderlo andrebbe troppo contro la mia natura e il mio modo di essere acquisito negli anni.
E poi le persone negative non sono negative e basta: sono negative in un determinato contesto, verso una determinata persona, per un determinato motivo. 
Se quel contesto, quel motivo o quella determinata persona sono io, devo assolutamente escludere dalla mia vita la persona negativa. Ho dovuto accettare il fatto che non sono così abile, diplomatica, disinteressata, buona e tollerante da riuscire a gestirne la presenza. 
La mia vita è migliore da quando ho escluso la negatività. Di certo è meravigliosa per moltissimi altri motivi, per merito mio e non solo, perché sono fortunata, perché ho fatto delle scelte prima che mi hanno premiata poi, perché negli ultimi anni non mi sono fatta prendere dai rimpianti o spaventare dalle lontananze, dagli imprevisti, dai cambiamenti. Perché ho sempre pensato che dovunque andassi avrei sempre avuto a che fare con me stessa e con me stessa ho sempre voluto fare i conti prima di tutto.
Fallire nei rapporti umani non è una mia prerogativa, vincere è sempre stato il mio forte da quando mi è diventato chiaro che le persone sono quello che conta, e non le cose o le cose da fare. 
Le persone che hanno fatto qualcosa per me avranno sempre il beneficio del dubbio, avranno sempre una nuova possibilità. Anche le persone che non hanno fatto nulla per me l'avranno.
E anche chi mi ha ferita per egoismo e insicurezza e crede che la felicità sia una cosa che riguarda solo se stessi per me può essere riabilitato, e suonerebbe malissimo se non pensassi che vale solo concepito come reciproco, in senso oblativo: come un boomerang che quando lo lanci ti torna indietro solo se l'hai lanciato bene. 
E non perché io mi senta buona simpatica tollerante ed evoluta, perché credo proprio che noi siamo il risultato di tanti noi stessi e dalla combinazione di quello che siamo stati e che abbiamo fatto possa uscire qualunque cosa, anche una persona migliore. No?

In ogni modo la mia insegnante di Lettere dell'ultimo anno del liceo odiava la parola 'persona' e ci vietava di usarla quindi se quello che ho scritto suona male è perché ogni volta che ho scritto questa parola ho provato una fitta di senso di colpa.

domenica 9 ottobre 2011

sabato 8 ottobre 2011

SU STEVE MCCURRY E ALTRE COSE



Volevo introdurre questo post scrivendo quanto sono contrariata riguardo a un concorso fotografico che sta facendo strage di click in questo periodo ma preferisco lasciar perdere o, come dice qualcuno che arriva qui digitando il mio nome e cognome, essere indifferente.









Preferisco parlare ancora di un altro concorso che ha "anche" un premio davvero allettante, un fotografo famoso in giuria e che, non nascondendo il fatto di esistere per far conoscere un marchio, è riuscito a raggiungere 50000 fan in pochissimo tempo. 


Il concorso, di cui ho già parlato in un post poco tempo fa, è Family Portraits, è online ed è promosso da Hotpoint - Ariston.
Per partecipare è necessario inviare una fotografia (entro il 10 ottobre) al sito di Hotpoit (click) che rappresenti la propria e famiglia che verrà votata, insieme a tutte le altre, inizialmente grazie ai "like". 
Le cento istantanee più votate verranno sottoposte a una giuria di cinque blogger appassionati di fotografia, di cui anche io faccio parte, che le ridurrano a dieci. 

Sarà però il grande fotografo Steve McCurry che sceglierà tra queste l'istantanea vincente. 

Il concorso si concluderà il prossimo 15 ottobre (giorno in cui si chiuderanno anche le votazioni online).

Mancano davvero pochi giorni: possono ancora prendervi parte tutte le famiglie di Italia, Francia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Turchia, UK, Olanda, Spagna e Portogallo.
La famiglia che avrà inviato la fotografia vincente volerà a New York dove Steve McCurry in persona realizzerà uno shooting fotografico.

Ho già detto quanto mi piace questa iniziativa. Le fotografie inviate non hanno pretese artistiche, non servono a ostentare velleità fotografiche, non chiedono di essere guardate come opere d'arte ma esprimono il personale modo di concepire il ritratto delle famiglie europee. Tutto qui. 
Chi dei miei evolutissimi lettori volesse partecipare, iscrivendosi o semplicemente votando, ha tutte le coordinate in questo post.

Da parte mia, visto il successo di questa iniziativa, spero che verrà trasformata anche in qualcos'altro, magari un libro forografico, prima o poi. Sempre senza velleità, almeno in questo periodo in cui lo spammare i prodotti della propria creatività is the new black.


Ecco infine il link dell'articolo apparso su Style.it circa una settimana fa.


Non vedo l'ora di scegliere insieme agli altri blogger, ora vado a dare il mio like.


SENTO LA MIA VOCE,

la mia voce! nel rumore del mondo, lasciami questa felicità.
 (...) 
Mi sembra di essere un gigante che con le braccia tiene il pubblico, ma nello stesso tempo non può perdere nessuna tua parola e nessun secondo della tua vista - questo pubblico probabilmente matto, arcistupido e oltre a ciò femmineo, che forse esclama: "Dov'è la moda? Dov'è dunque, questa moda? Ciò che abbiamo visto finora è 'soltanto' Milena". Soltanto, e io vivo di questo "soltanto". 
[Praga, 1.VIII.20]


Uno dei libri che ho letto più volte è la raccolta delle lettere che Kafka scrisse a Milena tra il 1920 e il 1923, pubblicata in Italia da Mondadori nei Meridiani dedicati a Kafka e a un certo punto anche in un Oscar che credo sia in ristampa fantasma da molto tempo ormai. 
Nella raccolta ci sono solo le lettere di Kafka, quelle di Milena forse sono andate perdute o sono in qualche baule con il veto di pubblicarle prima di, proprio come è successo fortuitamente a quelle che Boccioni scrisse a Vittoria Colonna poche settimane prima di morire e che sono state pubblicate da Marella Caracciolo Chia mentre chiudevo la mia tesi, sconvolgendone tutta la mia impostazione basata sull'alienazione cinica boccioniana. 
E c'è un altro libro in cui compaiono solo un gruppo di lettere, è Che tu sia per me il coltello di Grossman, una relazione epistolare di fantasia ispirata dal carteggio kafkiano anche se si sviluppa in modi completamente diversi che hanno come risultato finale il disegno di un personaggio affascinante e contraddittorio e riflessioni pedagogiche permeate di cultura ebraica molto interessanti. Il titolo è proprio una frase che Kafka scrisse a Milena, ma questo l'hanno già detto tutti mille volte.

Io amo i carteggi, ho scritto la mia tesi su un carteggio inedito e ne ho letti tantissimi, interessanti, inutili, melensi, sdolcinati, geniali, univoci, tripli.
Ma questo non so per quale valido motivo è quello che mi ha rapita e che non  riesco a smettere di rileggere, se escludiamo quello della mia tesi che ancora non trovo la voglia di riaprire.

venerdì 7 ottobre 2011

GRAMMATICA = EDUCAZIONE#3





APOCOPE VOCALICA QUESTA SCONOSCIUTA


Ormai è chiaro che ho cambiato vita. Non combatto più con il treno che collega Peyton alla capitale per raggiungere Piazza di Spagna e vedere tante borse firmate. Ora lavoro a Peyton Place. 

Ho guadagnato una marea di tempo libero e lo uso per fare le stesse cose che facevo prima quando ne avevo poco ma con tranquillità. Questo per dire che anche se ora ho tanto tempo a disposizione non ho intenzione di investirlo per cucinare perché sono un caso senza speranza.

Durante questi momenti di svacco ho girato nel web e ho letto di tutto. Alcune cose le ho lette talmente tante volte in così tanti luoghi che mi è quasi venuto il dubbio che la realtà sia veramente diversa da come l'ho sempre considerata io. 

In questo periodo per esempio ho letto molti post sulle fashion weeks. Cose scandalose che fanno male.  Errori di grammatica e di sintassi che pugnalano al cuore. Punteggiatura inopportuna quanto un dito nella presa della corrente. Capacità argomentativa evidente come un neutrino a occhio nudo (so cos'è un neutrino da circa una settimana e non vedevo l'ora di usarlo).
Questo festival degli orrori per fortuna non è generale, è quasi del tutto generale. Se escludiamo testate di esperti di moda con contratto a tempo indeterminato e articoli rivolti agli addetti ai lavori si salva solo una cosa scritta nel web per la Santa Asinità di cui orgogliosamente faccio parte, e cioè un post in un blog scritto in italiano sempre eccellente e con ironia e autoironia mai stucchevoli. Il blog è Ma ti sei vista?.

Detto questo uno degli orrori più diffusi degli ormai molto più che diffusi aspiranti giornalisti è l'uso sconsiderato, continuo, naturale, incurante, agghiacciante di qual è con l'apostrofo.


Qual è non è qual'è


L'apostrofo è un segno. Serve in caso di elisione per distinguere le due parole che divide(per esempio l'uomo). 


L'apocope vocalica, cioè la norma scolastica per cui qual è si scrive qual è, è diversa dall'elisione, quel fenomeno di caduta della vocale che implica l'uso dell'apostrofo.
Serianni (I, 87, Utet 1991) spiega che l'apocope vocalica si produce anche davanti a consonante come in buon vecchio e buon amico, per cui è corretto scrivere buon anno come lo è scrivere buon'amica, perché buon vecchia non esiste. 
Quando c'è elisione, perciò, serve l'apostrofo, nel caso dell'apocope invece no perché la parola ha una sua identità a prescindere dalla vocale che manca.


Dunque proprio perché esiste qual vita, qual monte e qual buon vento si deve scrivere qual è senza apostrofo, così come poiché non si dice pover cielo si deve scrivere pover'uomo.


In realtà Serianni ci dice dove si può trovare pover cielo ma capite, è Dante, e tra l'altro ho fatto due conti per i fatti miei e se ci avesse messo anche la 'o', a pover, sarebbero state dodici sillabe e addio amore di endecasillabo.
E poi Dante mica era un aspirante giornalista, era solo un poeta.


Vi lascio con l'endecasillabo con apocope vocalica incriminata che giustamente Dante, con coerenza di autovalutazione, mette in Purgatorio (VI,2):


Buio d'inferno e di notte privata
d'o/gne/ pia/ne/to/, sot/to/ po/ver/ cie/lo/,
quant'esser può di nuvol tenebrata,
non fece al viso mio sì grosso velo
come quel fummo ch'ivi ci coperse,
né a sentir di così aspro pelo,
che l'occhio stare aperto non sofferse;
onde la scorta mia saputa e fida
mi s'accostò e l'omero m'offerse.

giovedì 6 ottobre 2011

METTERE UNA SVEGLIA SULL'IPAD

è cosa buona e giusta. Dimenticarsi di averla messa dovrebbe essere la ragione per cui si mette una sveglia e quindi conseguenza naturale e prevedibile. Poi è bello ricordarsi di una cosa di cui ci si era dimenticati. Buona ciotola!


martedì 4 ottobre 2011

GRAMMATICA = EDUCAZIONE#2



IL FEMMINISMO DILAGA INCONSAPEVOLE DOVE NON SERVE

Il mio professore di Storia della Lingua Italiana, Erasmo Leso, usava sempre la parola "roba", proprio come Hugo, quello di Lost, diceva sempre "coso" al posto dei nomi.
Diceva anche che la grammatica è educazione. Parlare e scrivere in modo corretto significa permettere all'interlocutore di capire completamente e senza fraintendimenti quello che stiamo dicendo o che abbiamo scritto. Se ci permettessimo di fare errori ed errori diventerebbe una nuova Torre di Babele proprio come quella descritta in quel libro interessantissimo che spiega la mitologia occidentale.


Entrambe

Ci ho provato. Ho provato a fare come Bishop, quello di Fringe, ho provato a pensare-oltre per poter superare la barriera di quello che noi definiamo verosimile o semplicemente "realtà". 
Ma non ce l'ho fatta, non sono riuscita a dimostrarlo: no, entrambe è e rimarrà un aggettivo, cioè declinabile, mutevole nella sua desinenza, parte variabile del discorso. Non c'è modo di giustificare il suo uso come avverbio, cioè parte invariabile del discorso.

Entrambe è e resterà questo in analisi grammaticale: aggettivo o pronome numerativo femminile (plurale).

La menata delle concordanze è utilissima per i bambini quando fanno l'analisi grammaticale di nome, articolo e aggettivo e pronome. Nome, articolo e aggettivo/pronome dello stesso gruppo di significato concordano tra loro nel genere e nel numero: saranno tutti maschili o tutti femminili, tutti plurali o tutti singolari, è impossibile sbagliarsi. E se un alunno non sa dire se un nome è maschile o femminile deve semplicemente provare a metterci davanti l'articolo, di cui è più facile ricordare il genere.

Entrambi/entrambe deve dunque concordare con i nomi a cui si riferisce (o che sostituisce, se ha funzione pronominale). 
Il Serianni specifica che "entrambi ammette il femminile entrambe" mentre "ambedue è invariabile nell'italiano contemporaneo".
Sul sito dell'Accademia della Crusca viene spiegata la regola delle concordanze proprio sotto la voce entrambe per rispondere al dubbio che sia di genere femminile o neutro. Mi viene da pensare che Serianni consideri quasi illegittimo tale dubbio, al giorno d'oggi, dato che non si pone nemmeno il problema.
Tuttavia l'Accademia specifica questo:

prevede una forma maschile "entrambi" che, come avviene anche per gli aggettivi, viene usata anche nel caso che i due oggetti di riferimento siano uno di genere maschile e uno di genere femminile (es. Marco e Maria hanno 8 anni: entrambi frequentano la terza elementare"), e una forma femminile "entrambe" che si adopera quando il sostantivo cui si riferisce è di genere femminile (es. "entrambe le volte") o quando si rimanda a due oggetti (o persone) diversi, ma ambedue di genere femminile (es. Marta e Maria... entrambe frequentano la...).

Mi pare assurdo dover ancora spiegare come funziona l'italiano: al di là delle proteste femministe che ogni tanto rispuntano, quando si ha un oggetto maschile e uno femminile l'aggettivo, riferito a entrambi (appunto), va declinato come maschile.


Entrambi fa parte di quella che il Serianni chiama "la costellazione dei numerativi per 2" che indicano due membri di un organismo unitario. 
Nel paragrafo su questa "costellazione" (VI, 42, Utet 1991) definisce "entrambi" e "ambedue" come aggettivi o pronomi tipici del linguaggio scritto o del parlato formale e spiega che Manzoni decise di sostituirli con un tutt'è due decisamente più familiare e che nella stesura finale dei Promessi Sposi sopravvisse un solo entrambi.

Perciò mi chiedo, con fastidio e spesso ingiustificata ma reale intolleranza, perché tanti giovani sparsi nel web che coltivano blog nella speranza esplicita di diventare giornalisti fanno continuamente errori come questo e non lo sanno? Sembrano scelte vere e proprie, convinzioni. Qualcuno (e più di qualcuno)crede  che l'italiano sia questo e nel caso di entrambe riferito al maschile ho il terribile sospetto che credano sia "più corretto" o "più elegante" o addirittura "aulico".  
Non credo serva consigliare di avere un vocabolario a portata di mano per fugare i dubbi, è come se a me dicessero di cercare sul vocabolario come si scrive "cane", sono assolutamente certa di scriverlo correttamente e non lo cercherei mai.

Allora, vista l'esistenza di entrambi mi chiedo perché non usarlo. Forse non solo credono che entrambe sia l'unica forma esistente di questo aggettivo numerativo ma anche che sia addirittura un avverbio? 
Penso che sarebbe già troppo attribuire un pensiero così articolato a chi usa entrambe concordato a sostantivi maschili. 
Perciò è addirittura fantascienza credere che possano averlo scambiato per una forma popolare come "ambedue" che ha inglobato, nel tempo, l'uso di ambidue. Ma si sa che gli aggettivi numerali ("due") sono invariabili pur essendo aggettivi perciò la forma "ambedue" diventata invariabile è più credibile.

Detto questo, ricapitolando l'assurdo, entrambe si usa con i sostantivi femminili, entrambi per i sostantivi maschili o quando compaiono più sostantivi di cui almeno uno di genere maschile.


domenica 2 ottobre 2011

MA MIO MORBIDUS

è il re del cortile che ormai è una piccola Peyton dei gatti.
Mio Morbidus è un figo, si aggira bianco, elegante e strapeloso, è un po' snob ma è un buono. Da subito è stato addestrato come giovane Jedi per combattere contro GattoZombie ma fino a ora non ha mai dovuto usare La Forza perché GattoZombie lo osserva da lontano. 

Nel frattempo sono arrivati Gina e Rufus. Gina è amica di Mio Morbidus che la tratta talvolta con affetto e talvolta con sufficienza e superiorità. Tra Mio e Rufus, invece, c'è totale indifferenza.
Ogni tanto compare GattoStriato che attenta alle ciotole di Gina e Rufus e cerca di provocare Mio Morbidus che, da bravo Jedi pacificatore, non raccoglie. 










RUFUS E GINA

Non sono diventata una gattara. 
Ma da quando nel cortile sono arrivati (passivamente, visto che qualche genio deve averli "gettati" qui quando avevano meno di un mese) ho il tormento. Mi aspettano sulla soglia al mattino quando mi sveglio e anche quando torno dal lavoro e ogni volta che verso i croccantini nelle loro ciotole soffiano anziché ringraziarmi. Credo preferiscano i pappozzi nelle scatolette ma Il Petrella, il mio veterinario, mi ha spiegato che i croccantini favoriscono l'igiene orale. E Il Petrella è il mio guru dei gatti!





sabato 1 ottobre 2011

RITRATTO

In un momento di vanità e autocelebrazione pubblico ritratti di me opera di Angelica, Beatrice e Francesca.
Non uso diverse parrucche: al di là delle apparenze sono stati fatti lo stesso giorno nello stesso momento. 



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