mercoledì 28 marzo 2012

martedì 27 marzo 2012

SENZA LE DOPPIE



Un gato
mezo mato
si è butato
sul leto
ma è cascato
di soto.
Tuto questo
ha fato
quel gato
mezo mato
ha fato
un boto
si è sbuciato
un ginochio
ci è spelato
un orechio
si è spacato
un ochio.


Questa filastrocca rodariana inventata da Maria Luisa Bigiaretti (qui il suo sito) è utile per una lezione sull'uso delle doppie sia nella scrittura sia nella lettura.
Mentre imbiancavo casa e ascoltavo Sufjan Stevens avevo mezzo neurone attivo e dunque pensavo. Pensavo a come impostare un discorso generale sulle doppie e fino a ora, e ho quasi terminato di dare la seconda mano di bianco, mi sono venute in mente soltanto idee sparse e destrutturate.
Ma c'è sempre una linea guida che non riesco a togliermi dalla testa: le parole hanno un'evoluzione dotta e una popolare. L'evoluzione dotta è artificiale: un signore, chissà quando, traducendo qualcosa dal latino, decide che fabula si traduce con fiaba ed ecco una nuova parola italiana (sul vocabolario si può cercare la data del primo documento scritto in cui è stato trovato un termine dotto). L'evoluzione popolare invece è naturale: a forza di dire fabula, ripetendolo, sbagliandolo, cambiandolo, stropicciandolo, il termine si trasforma senza troppi traumi in favola ed ecco la lingua italiana.
Non voglio scandalizzare nessuno con questa semplificazione, non sto parafrasando il Migliorini o il Serianni, non sto sbobinando una lezione del professor Erasmo Leso, sto solo introducendo uno dei tanti approcci possibili alla scrittura e alla lettura delle consonanti doppie in italiano.

Ai bambini, dopo aver fatto copiare la filastrocca del Gato mezo mato, ho detto che leggere senza doppie è una cosa strana, a volte addirittura difficile, e allora perché è così facile sbagliare a scrivere, perché è così difficile non fare errori nella scrittura?
In verità gli errori sull'uso delle doppie variano da regione a regione, variano in base alla pronuncia e al dialetto, ma questo è un discorso a parte.

Abbiamo fatto una gara perché a me piacciono le piccole competizioni buone che finiscono con le risate. Uno alla volta tutti hanno letto la filastrocca senza doppie, ma senza doppie proprio: se per sbaglio il lettore di turno pronunciava una consonante doppia doveva interrompere e far continuare un compagno. Quasi nessuno è riuscito a leggere la filastrocca per intero: è molto difficile pronunciare delle parole che abbiamo in mente, che hanno un significato e molto altro per noi, in modo diverso da come siamo abituati!



Questo è solo uno dei tanti modi possibili per togliere le mani dagli occhi sulle doppie, per capire perché ci sono e per provare a non sbagliare: quando si ha un dubbio su una parola uno dei metodi è provare a pronunciarla sia con la doppia sia senza e poi scegliere di scrivere la versione che ci suona meglio. E sperare che non sia un termine dialettale o storpiato dall'accento regionale. 


Infine: se c'è un illustratore in giro che non ha niente da fare, a me serve un corso di disegno non-scrauso alla lavagna. Urgente.

sabato 24 marzo 2012

QUESTO E' UN CASPITA DI GIVEAWAY


THIS IS A WOW KIND OF GIVEAWAY




This is a wow kind of giveaway, I wanted to do one of them myself. 
This is Cecco, if you post a comment here below by 15th April and write something you'd like him to write on a hypothetical postcard for you, I'll have him choose the comment he likes the most and he will send you a postcard. 
In short, someone of you will get a postcard from Cecco. Wow.


Questo è un capita di giveaway, volevo farne uno anch'io.
Lui è Cecco, se mettete un commento qui sotto entro il 15 aprile scrivendo cosa vorreste che scrivesse su un'ipotetica cartolina per voi, gli farò scegliere il commento che preferisce e lui vi spedirà la cartolina.
Insomma, uno di voi riceverà una cartolina da parte di Cecco. Caspita.




LE PROVE DI PEYTON PLACE 00041

L'anno scorso in questo periodo cominciavano le prove di Peyton Place 00041, il concerto trash di Peyton con tredici musicisti di Peyton tutti per me. Spaziale.


venerdì 23 marzo 2012

IL DEMODE' DELLA VITA CHE ORA VA DI MODA

Dopo la settimana degli insulti (la storia della pelle unta, dopo tutti i miei investimenti in prodotti Caudalie, è dura da digerire), ecco la settimana delle email inaspettate e belle. 
Alla prima non ho ancora risposto, forse perché è troppo bella e troppo inaspettata e comunque mettere alla prova la pazienza del mittente in questione è una mia prerogativa. Ma ne approfitto per ringraziarlo per tutte le volte che mi ha portata dal cocomeraro sulla Prenestina, altezza Villa Gordiani, a mezzanotte quando studiavo per l'esame di latino. Grazie Ale, se non fosse stato per la mia pessima lettura in metrica sarebbe andato anche meglio grazie a quelle fette di anguria.

La seconda invece è questa foto e il ragazzo con me è una delle persone più divertenti che ho incontrato in questo viaggio infinito a Roma. Grazie Gabriele per tutti i giri in vespa.


martedì 20 marzo 2012

SCENE DA "HO TROVATO HO TROVATO, IL VESTITO E' UN PO' ANTIQUATO! MA SE NOI CI DIAM DA FARE, SI PUO' RIMODERNARE!"

Alla fine la mia missione da supereroina quotidiana l'ho fatta: ho salvato il buchino all'orecchio di Vittoria, togliendole l'orecchino e disinfettando. Ah! Che pienezza! Fare almeno una cosa così al giorno! (Di male in peggio, scrivo dritta come la Aleramo senza nemmeno passare da una meno scrausa fase da giovane scrittore peytoniano!)

In ogni modo dopo una giornata così impegnativa a salvare il mondo mi merito un ampio pensiero frivolo, ovvero: riuscirò mai a produrre con la mia macchina da cucire e quel velluto di seta nero che hanno da Filippucci* un abito che almeno alluda a questo?


* Filippucci è un piccolo negozio di tessuti di Peyton-Peyton

lunedì 19 marzo 2012

LEGGETE QUESTO BLOG

No, non il mio: se siete qui, vostro malgrado, lo state leggendo.
Voglio dire leggete questo blog, anzi, questo, questo, questo, questo, questo e questo:

Zeldawasawriter, e solo seguendola nella sua quotidianità straordinaria capirete il perché la metto all'inizio.

Lasciadisofia, perché parla di maternità parlando di filosofia e perché parlando di filosofia racconta la maternità. In modo sovversivamente realistico.

Manieossessionicolpidifulmine, perché è moderna, e incarna la vicina di casa che vorrei.

Mamiatheart, perché il suo blog dialoga con quello di Veronica e lo completa e ciò mi è di continua ispirazione.

Matiseivista? perché è un taglio.

Alessandrohatesalot, intanto perché sennò smette di aggiornalo e io ho voglia di leggere altri post.

Ne ho altri in canna, ma odio le liste lunghe, sono dispersive.

domenica 18 marzo 2012

C'E' UN TEMPO PER TRASLOCARE


LA VITA E' SOGNO

Roma è così come la descrive Ozpetek, come lui la vede. Roma è quella città che si vede passare dai finestrini e dalle porte dell'8. Il Tevere e Largo Argentina, con quella luce lì e quelle macchie dei vetri del tram. Roma è quella casa con la carta da parati e i mobili di legno laccato e i divani di velluto a Monteverde. Roma è tutte le macchine parcheggiate e donne e uomini di ogni età in motorino. Roma è il cornettaro che apre di notte. Roma è il bar sotto casa con il tavolino risicato. Roma è un fuori sede che fa l'università in modo approssimativo perché in realtà vuole fare l'attore. Roma è quella sensazione di stupirsi ogni giorno. 
Roma è carica di tutto quello che ha vissuto perché tante delle cose più belle e più brutte che si ricordano nei libri sono accadute qui. 

Roma è quella Roma anche di Sibilla, che dalla soffitta di via Margutta 42 scendeva e camminando sui sanpietrini con delle scarpe allacciate col tacco ora tornate di moda camminava fino a Villa Borghese.

Però io dico che quest'anno Woody Allen aveva già scomodato Calderon de la Barca, com'è che lo ripropone Ozpetek, seppur in chiave Elio-Germano-style che merita sempre? Anzi direi condito con l'eterno ritorno Nicciano nel discorso finale che sovrappone due momenti storici: il nostro e gli ultimi anni della seconda guerra mondiale.  
Credo di essere condizionata dall'Elio-Germano-style e di essere stata condizionata dall'ultimo primo piano tenuto fino all'ultima riga dei titoli di coda: quel modo tragico e autoironico di interpretare fa passare uno dei tanti possibili messaggi, che non è più tanto vero che si stava meglio quando si stava peggio.
Non è più tanto vero perché è già una definizione e noi che nel 2012 ci viviamo (passatemi il doppio complemento di tempo/luogo che fa tanto giovane scrittore di Peyton) non possiamo darci nessuna definizione, viviamo e basta. Il massimo che possiamo fare è confrontarci con il passato, così come ci hanno insegnato a scuola quando il Romanticismo è negazione dell'Illuminismo, il Settecento è il superamento del Barocco, il Manierismo è una fase estrema delle fisse del Cinquecento, l'Umanesimo è la risposta alla chiusura medievale, il Medioevo è una sporcatura dell'antichità, i romani contavano le pecore dopo che i greci elucubravano guardando il mare da uno scoglio. 
Insomma tutti siamo bravi a semplificare il passato, basta prendere un manuale del liceo. Invece ognuno ha la propria visione del presente e quella di Ozpetec secondo me ci sta tutta.

domenica 11 marzo 2012

NIENTE PAURA DELLA CARTA DA PARATI

Odio la carta da parati!
Nella mia vecchia casa bresciana ne avevamo una splendida, sui toni dell'arancione spento e con ricami molto barocco-annisettanta: rendeva tutto l'ambiente del soggiorno crepuscolare e inutilmente pieno. 
Nella mia vecchia casa romana ce n'era una tremenda color avorio addirittura sotto l'intonaco, l'ho dovuta togliere pazientemente per ritinteggiare di bianco l'ingresso, il corridoio e l'antibagno: la fatica è durata una settimana ma il risultato è stato magnifico.

Mi piace così tanto cambiare idea che ho deciso di dare alla carta da parati una seconda (anche terza) possibilità nella nuova casa, anche se ne metterei solo due o tre strisce simboliche con stampe diverse e molto contrariate tra loro sulla stessa parete.

Mi sono fatta un giro per avere un'idea ma so che sarà il caso, prima o poi, a guidarmi nella scelta.


Queste di seguito sono state disegnate dal figlio di otto anni della designer svedese (svedese) Elisabeth Dunker. Il suo blog è questo, pieno pieno pieno di ispirazioni.







venerdì 2 marzo 2012

DINAMICHE DA WEB

Ho ricevuto un'email in cui mi si dava della "grassona dalla pelle unta, sfigata e che dovrebbe fare coming out", della "lesbica repressa" e del "cancello arrugginito", della "buzzona" (termine che mi sfugge ma ho il sospetto sia negativo).
La ragazza che ha espresso così la sua opinione mi ha anche spiegato che a differenza di me porta la "38", e che trova inopportuno presentarsi sul proprio blog "mettendo prima la marca della macchina fotografica e dopo il nome e l'email".
In effetti è così, ho omesso il mio nome perché mi sembrava troppo specificarlo visto il titolo del blog. Adoro queste dinamiche da blog: dopo due anni di complimenti, finalmente arriva lo stalker che volevo.

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