mercoledì 16 giugno 2010

IL PUNTO E VIRGOLA


«Perché non compiacersi del successo dei festival librari? E perché non sentirsi soddisfatti nel vedere tanta gente che affolla fiere, saloni, reading, pubbliche lezioni ecc.? Il 16 maggio 2009 (sabato) faccio la mia parte al Salone di Torino: un evento tra i tanti, organizzato dalla neonata Fondazione Francesco De Sanctis, che convenientemente si presenta proponendo la lettura di un classico leopardiano, il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Per l’occasione il giovane e attivissimo presidente, che ha il nome stesso del grande avo, Francesco De Sanctis, indica i propositi della Fondazione; dico alcune cose su Leopardi e sulla luna, insieme a Giorgio Ficara; segue poi la lettura vera e propria, affidata a un attore bravissimo e molto noto, che forse non legge quel testo da molto tempo e che ne regge una copia con la mano sinistra non sensa nonchalance, mentre nell’altra mano tiene una sigaretta; è forse un po’ distratto, molto poco leopardiano, e arriva persino a intopparsi su qualche battuta…»


G. Ferroni, Scritture a perdere – La letteratura degli anni zero, Laterza, Roma-Bari 2010, pp.3-4.


È l’inizio di un breve saggio di Giulio Ferroni che, in modo molto autorevole e piacevolmente sarcastico racconta il suo punto di vista sulla letteratura degli anni zero. Il punto di vista, autorevole, di grande critico letterario, di ordinario di Letteratura Italiana della Sapienza e di uomo di poco più di sessant’anni.
Leggo questo libro tenendo presente questi aspetti ma leggo dal mio punto di vista che per i miei scopi è fondamentale. È il punto di vista di una ventinovenne laureata in Lettere che ha lavorato nove anni in un supermercato del libro abnorme, la Feltrinelli, che non desidera smettere di studiare e che ha deciso da sempre di insegnare l’italiano ai bambini italiani e non letteratura ai giovani italiani e che ancora non ha un’opinione sulla letteratura di questi anni.

“Letteratura”.

Il libro di Ferroni l’ho iniziato ieri dopo averne letto un estratto su una Domenica del Sole24ore di aprile che ancora non avevo sfogliato. Sono andata da Caracuzzo a comprarlo perché era quello che cercavo per decidere la mia opinione.
Non ho ancora deciso, il mio punto di vista e quello di Ferroni sono così diversi.
Però sono rimasta affascinata dalla sintassi di questo primo paragrafo. Così vorrei scrivere.
E quei tre puntievirgola? Se non fossero così piccoli, i miei alunni, gli porterei quei tre puntievirgola e direi loro così si usa il puntoevirgola, maledizione.

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