domenica 30 gennaio 2011

That's the way it goes.


Ho visto anelli tristissimi.
Uno in particolare mi fece rabbrividire. Prima per la sua bellezza, poi per il racconto di come era finito al dito che lo portava. Quel dito apparteneva a una mano insipida e che non comunicava niente di buono ma con l'anello faceva una bellissima figura.
Il racconto era il racconto di uno scambio d'amore pienissimo e intenso ma che implicava un senso di colpa senza il quale, forse, sarebbe stato vicino alla perfezione.
Il senso di colpa, vissuto, analizzato e portato in groppa a lungo e a lungo si rivelò inutile e ipocrita, forse non rovinò quel momento ma di sicuro ne compromise la perfezione.

Forse la perfezione è un concetto sopravvalutato. Spesso le cose sono più vive e intense proprio perché imperfette, anzi, forse, senza quel senso di colpa condiviso l'anello avrebbe commosso di meno, entusiasmato di meno, comunicato di meno.
Quel racconto mi fece rabbrividire ma così doveva andare tutto o quantomeno così andò, e ora non ho più niente da dire dell'anello triste e della mano insipida.

Ma di quest'anello, quello della fotografia, non posso che dire che l'ho adorato ancor prima che fosse mio, che non è associato a nessun ricordo triste, a nessun senso di colpa, a nessun'ombra.
Questo anello è assolutamente perfetto.



That's the way it is.

sabato 29 gennaio 2011

Low, daily wall resolution#1.



La bugia nelle sue varie forme può dare fastidio ma credo ci siano diversi tipi di fastidio.
Il fastidio per averci creduto e sgamato più tardi.
Il fastidio perché a dirle è qualcuno di molto importante, e non vorrei mai provarlo.
Il fastidio di capire che è una bugia proprio mentre te la dicono, o non  te la dicono.
In quest'ultimo caso il mio fastidio è una delle tante sfumature della tenerezza.



Luca's cdwall
29 11 2011
Home, Peyton Place


mercoledì 26 gennaio 2011

Thanks for this morning made of new and old things.



Il telefono non ravvicina, anzi, conferma le distanze. Non si è in due come in una conversazione, poiché non ci si vede. E non si è nemmeno soli come davanti a un foglio di carta che permette, mentre si parla all'altro, di parlare a sé stessi, di cercare e di trovare la verità.
Mi è venuta voglia di scrivergli: ma che cosa?


Simon de Beauvoir, Una donna spezzata, Einaudi, Torino 1969, p. 190.



Potrebbe sembrare una rimasticatura (parola acquisita ieri), la Beauvoir, invece non me la sono mai filata, dopo le Memorie e il gossip del secolo scorso. Come in generale faccio con tutte le donne scrittrici. Le considero così elementari, con poche eccezioni, tra cui ovviamente la Virginia.
Anzi, soprattutto la Beauvoir è così elementare elementarissima. 

Però finché è stata elementare raccontando fatti elementari non mi dava alcuna soddisfazione, in questo libro invece si mette a pensare nella testa di due donne dove c'è tutto di elementare e allo stesso tempo di complesso.
Io penso che l'evoluzione del pensiero della donna di Una donna spezzata sia allucinate. Monique, si chiama. Qui poi l'espediente di non farti accorgere di non sapere il nome della voce narrante per molte molte pagine finché la voce narrante non te lo dice con me è riuscito. Ci sono cascata. Forse ero sul treno e le parole mi sberluccicano per la luce o per il buio, per il sonno o per la stanchezza mentale, però quando ho letto Monique sono sobbalzata. Maledetta mi ha fregata! Di tutti gli altri sapevo già il nome. Mi ci aveva fatta entrare molto bene dentro.
Con il contributo del treno, ovviamente. 

lunedì 24 gennaio 2011

LA LOGICA INESORABILE DEGLI EVENTI

In una delle rovine del ghetto di Varsavia, tra cumuli di pietre carbonizzate e ossa umane, sigillato con cura in una piccola bottiglia, fu trovato il seguente testamento, scritto da un ebreo di nome Yossl Rakover nelle ultime ore del ghetto.

Incipit di Yossl Rakover si rivolge a dio, di Zvi Kolitz, Adelphi, Milano 1997



Ho ripensato un po' ai miei Adelphi e a questo, e al fatto che si leggono sempre un po' le stesse cose, un po' perché sono appena uscite e un po' perché sono dei classici assolutamente belli. Questo libro non appartiene a nessuna delle due categorie però appartiene alla categoria del fuori dal normale, categoria che apprezzo quasi solo quando si parla di cultura. Per il resto, sono una grande fan della normalità.

domenica 23 gennaio 2011

giovedì 20 gennaio 2011

NULLA SI MUOVE A PEYTON PLACE






(...)
All'inizio di ottobre di quell'anno, l'estate indiana arrivò in una cittadina chiamata Peyton Place. Come una donna fascinosa e sorridente, l'estate indiana venne e si distese sulla campagna rendendola indicibilmente bella.(...)In Elm Streer, la strada principale, niente si muoveva.
(G. Metalious, Peyton Place, Einaudi, Torino 2006, pp.5-6)

venerdì 7 gennaio 2011

Identity issues in an evening dinner.


Questo post è la risposta a una e-mail di Camilla, autrice del blog zeldawasawriter.
Le citazioni sono tratte da un libro che devo ancora molto rileggere di Adriana Cavarero, Tu che mi guardi, tu che mi racconti (Feltrinelli, Milano 1997).


"Secondo Hannah Arendt la 'filosofia' blixeniana suggerisce che 'nessuno ha una vita degna di considerazione di cui non si possa raccontare una storia'. Non ne consegue però che la vita 'potrebbe anzi dovrebbe essere vissuta come una storia, che ciò che si deve fare nella vita è fare in modo che la storia si avveri'. La vita non può essere vissuta come una storia, perché la storia viene sempre dopo, risulta: è imprevedibile e impadroneggiabile, proprio come la vita." (p.9)


"Una celebre pittura vascolare illustra Edipo di fronte alla Sfinge nell'atto di risolvere l'enigma.
Egli non parla, indica sé stesso.
La risposta non è verbale e non nomina l'uomo, bensì consiste nella tacita parola 'io'. Quando ancora non sa chi egli stesso è, Edipo si riconosce nella definizione dell'Uomo: nella scoperta dell'oggetto di questa, si indica." (p.18)

"Esponibile e insieme narrabile, l'esistente si costituisce infatti sempre nella relazione all'altro. Con tutta l'inimitabile sapienza di un sapore familiare, sa di essere un'unicità irripetibile, ma non sa chi è né chi espone. Sa di essere un'identità narrabile, ma sa anche che solo un'altro può emendare la fallacia dell'impulso autobiografico." (pp.57-58)



"Come il pensiero, la narrazione ha a che fare con degli oggetti invisibili. L'immaginazione è comune a entrambi. (...) Similmente a Omero, Tiresia e all'aedo di Ulisse, Orfeo non può vedere colei di cui narra." (p.126 e 127)






"In modo simile, Maria Zambrano (I Beati, Feltrinelli, Milano 1992, p.116) scrive che 'tutto è correlato, nella vita: il vedere è il correlato dell'esser visto, il parlare dell'ascoltare, il chiedere del dare.'" (p.31)

sabato 1 gennaio 2011

Happy last year.


Arewealone?, Ventotene.

Era meglio andarci al tramonto, soprattutto se conciati da rockstars in totalblack.

Paolino and I, Brescia.

Adoro le vestaglie troppo grandi, e anche Paolino le adora visto che mi assomiglia.

Me at home, Peyton Place.

Potrebbe non sembrare un'espressione happy ma forse fino a un attimo prima qualcuno mi stava facendo l'imitazione parodizzata di Ascanio Celestini e avevo riso già troppo.
Viviana's feet (just pregnant), Campoleone's station, Roma.

Voglio essere un po' guru new age nel dire che certe persone te le regala il destino, o Peyton Place.  

Domizia, Emilia and the umbrella, Peyton Place.

Le affinità elettive e il linguaggio tecnico, Domi.

Domizia, Emilia and I, Peyton Place.

Sembriamo mano nella mano, tuttavia non siamo molto espansive, tranne quando c'è lo scirocco.

Domizia Emilia, Genzano (looking for a new house).

Vanessa and Claudio, the "Lerose", Peyton Place.

Claudio non stava mai fermo.

Costanza, Rione Monti, Roma.

"Quando scendi le scale, guarda sempre dove metti i piedi."

Luchi at lunch, Peyton Place.

Credo fosse merluzzo, appunto.

Martina with uncle Memmo.

"Ndo sta Jermo?", perché nel frattempo ha impartato a dirlo.


Paolino's feet, Piazza di Spagna.

Rolando and his mushroom, Corvara.

Rolando with Stefi on the ovovia, Corvara.

Me with eyeshadow after Mandelli's wedding, Peyton Place.

"Puoi farmi l'occhio liquido?"

Ivan, Torvaianica.

Zorana, Torvaianica.
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