lunedì 1 settembre 2014

Praga secondo Teo#1

Il primo settembre è sempre un po' magico. 
Essendo un'insegnante sono sempre elettrizzata perché ricomincia la scuola anche se ormai è il mio secondo settembre senza bimbi urlanti ed eccitati e genitori ansiosi. 
Questa prima estate con Teo è stata fantastica: abbiamo scelto di trascorrere qualche giorno a Praga, una città magnifica. La vacanza è stata perfetta: non so se è merito nostro poiché siamo partiti assettati da guerra temendo un meteo impietoso (e invece c'è stato sempre il sole), o forse di Teo il quale si è adattato a qualsiasi ritmo, proposta, situazione in cui si è ritrovato, oppure della città che si presenta molto agile da visitare, pulita, organizzata e piena di verde.

video


Visitare Praga con un bimbotto di 7 mesi (con il vantaggio non indifferente che ancora non cammina) è possibile e super soddisfacente.

Innanzi tutto sull'aereo si può imbarcare gratuitamente il passeggino (anche smontato in due parti come il nostro Stokke) e un altro oggetto come un marsupio o un lettino da campeggio, se non lo fornisce il vostro ospite o albergo.



Noi abbiamo prenotato un piccolo appartamento in un palazzo tipico a Malastrana, un quartiere delizioso adiacente al centro e questo ci ha permesso di muoverci sempre a piedi senza dover prendere mezzi di trasporto pubblico. Costeggiando la riva del fiume arrivavamo ovunque in pochi minuti e la sera potevamo rientrare in tempo per la pappa di Teo.




Proprio a due passi dal nostro appartamento c'è Kampa Island: una piccola isola sul fiume Moldava tutta verde dove turisti e praghesi si sbragano con plaid e cestini da pic nic. Abbiamo avuto anche la fortuna di imbatterci in un festival con bancarelle di manifatture e stand di cibo quindi, muniti di una tazza di caffè freddo e rosicando di aver lasciato in casa il plaid, ci siamo goduti qualche ora di verde e la splendida vista del fiume, nonché la splendida caciara della gente intorno a noi.



lunedì 21 luglio 2014

La tautologia apparente

E vero sono una mamma fortunata perché ho un bambino.
Sono anche un'appassionata di figure del significato e mi piace scoprirne sempre di nuove: questa è una "tautologia apparente", cioè in questo caso un periodo formato da due proposizioni di cui la seconda, invece di assolvere la funzione che dovrebbe assolvere (causale), sembra semplicemente ripetere il concetto della frase precedente e invece non lo fa affatto e assolve la funzione che dovrebbe assolvere dopo un piccolo sforzo di interpretazione.

Fondamentalmente sembra più un discorso filosofico che retorico o grammaticale.

Al liceo abbiamo riso per settimane quando una compagna di classe durante un'interrogazione disse che "il punto di vista è il punto di vista", eppure se si contestualizza in quasi tutti i casi una tautologia è una tautologia apparente anche in un caso così eclatante come una frase soggetto=nome del predicato.

Insomma vorrei dire che sono una mamma fortunata perché ho un bambino, e non è una cosa così scontata di questi tempi. Il concetto di mamma non è concepibile senza il concetto di bambino, è il bambino che rende mamma la mamma ed è la mamma che rende bambino il bambino. Potrei dire che sono una donna fortunata perché ho un bambino ma sarebbe impreciso, la categoria mamma è - direi inesorabilmente - uno dei sottoinsiemi della categoria donna. Il fatto è che la categoria mamma-fortunata non è un sottoinsieme della categoria mamma: è la categoria mamma tutta. Non c'è mamma che non sia mamma fortunata, è impossibile.



Ho avuto bisogno di scriverlo perché credo che il cuore non basti più quando aspetti, dopo il tuo, bambini che arriveranno nelle famiglie delle persone che ami, perché ora sai cosa proveranno.




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