martedì 6 dicembre 2011

E CHI È CHE NON PUÒ SE NON



Anche oggi mi sono fatta del male. Non so come aiutare me stessa: per esempio ieri ho guardato mezz’ora del grande fratello mentre scaricavo delle fotografie. E uno dei miei problemi principali quotidiani è se mettere lo smalto o non metterlo. Insomma dato il mio lato trash così sviluppato dovrei essere più umile e invece continuo a martoriarmi con letture irritanti e ci scrivo pure sopra.
Oggi per esempio mi sono fatta del male con considerazioni di estetica parte seconda, parafrasi generosa del titolo di un altro post del nostro giovane peytoniano di grandi speranze.
Ecco qualche estratto rappresentativo e secondo me molto interessante, soprattutto per chi come me sa di non essere una musicista, una cuoca, una ballerina, una taxista, un architetto o un chirurgo ma sa di essere una che ha studiato lettere e vuole fare la maestra elementare.


Ed essere perfetti significa non poter più migliorare e chi è che non può se non l’opera d’arte, finita e limitata da forma, spazio, colore?

Ma come no. È giusto tentare un'arzigogolata doppia negazione (una sorta di litote) introdotta da un'espressione colloquiale (perché tutti noi quando parliamo diciamo "chi è che non" quando basterebbe un "chi non", probabilmente) per strutturare un'ennesima domanda retorica. Come no. Questo è uno degli artifici retorici più amati da chi ama dare aria ai denti, secondo me.
Sempre buono il concetto dei punti di vista, degli occhi che guardano e quant’altro (per chi non ha letto l’articolo precedente, lo trovate a questo link) credo non convenga cercare di piacere a tutti, rischiamo di trovarci circondati anche da chi non piace a noi, cosa che rappresenta la più grande fonte di perdita di tempo che l’uomo abbia saputo inventare
A parte il “quant’altro”, che proprio non digerisco, ho adorato la prima proposizione senza verbo. Perfettamente connessa con il resto del periodo, poi. Trovo interessante, inoltre, il fatto che definisca i suoi scritti "articoli": se va avanti così diventerà giornalista per autoconvincimento proprio come io diventerò una modella per autoconvincimento. 
Non voglio però concentrarmi solo sulla forma o sul linguaggio: il contenuto è altrettanto importante. Nello stesso "articolo" ci regala due assoluti: la più grande fonte di perdita di tempo che l'uomo abbia saputo inventare e, poco prima, la più piccola frazione di tempo percepibile dall’essere umano
Quest’ultima frase è riferita all’opera d’arte in sé, perciò tale aforisma lo ascrive nella rosa dei filosofi estetici contemporanei e, se l’insiemistica non mi contraddice, in quella dei critici d’arte.
Considero fantastica anche questa espressione (che a questo punto collocherei nell'anta buia, detta anche alibi, del "colloquiale"): essere perfetti al suo di modo.


Un'altra meraviglia dell'analisi del periodo è questa: 


...a stare fermi, ad accontentarsi, a sentirsi arrivati e voler mantenere la posizione c’è da far attenzione agli agguati dell’abitudine, che è di gran lunga più forte di qualsiasi bellezza.

Ecco, se lavorassi al liceo questa la darei da analizzare per compito per fare la burlona o per scoprire qualche talento nelle acrobazie. 





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