mercoledì 26 gennaio 2011

Thanks for this morning made of new and old things.



Il telefono non ravvicina, anzi, conferma le distanze. Non si è in due come in una conversazione, poiché non ci si vede. E non si è nemmeno soli come davanti a un foglio di carta che permette, mentre si parla all'altro, di parlare a sé stessi, di cercare e di trovare la verità.
Mi è venuta voglia di scrivergli: ma che cosa?


Simon de Beauvoir, Una donna spezzata, Einaudi, Torino 1969, p. 190.



Potrebbe sembrare una rimasticatura (parola acquisita ieri), la Beauvoir, invece non me la sono mai filata, dopo le Memorie e il gossip del secolo scorso. Come in generale faccio con tutte le donne scrittrici. Le considero così elementari, con poche eccezioni, tra cui ovviamente la Virginia.
Anzi, soprattutto la Beauvoir è così elementare elementarissima. 

Però finché è stata elementare raccontando fatti elementari non mi dava alcuna soddisfazione, in questo libro invece si mette a pensare nella testa di due donne dove c'è tutto di elementare e allo stesso tempo di complesso.
Io penso che l'evoluzione del pensiero della donna di Una donna spezzata sia allucinate. Monique, si chiama. Qui poi l'espediente di non farti accorgere di non sapere il nome della voce narrante per molte molte pagine finché la voce narrante non te lo dice con me è riuscito. Ci sono cascata. Forse ero sul treno e le parole mi sberluccicano per la luce o per il buio, per il sonno o per la stanchezza mentale, però quando ho letto Monique sono sobbalzata. Maledetta mi ha fregata! Di tutti gli altri sapevo già il nome. Mi ci aveva fatta entrare molto bene dentro.
Con il contributo del treno, ovviamente. 

13 commenti:

  1. Ho amato molto questa scrittrice, negli anni del liceo.
    Poi non l'ho più ripresa in mano, forse dovrei.
    Comunque anche io preferisco la scrittura maschile, maschilissima direi.
    Com'è, sta cosa? che a dirlo suona pure antipatico.

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  2. Non so, sarà la che l'identificarsi non paga, io preferisco scoprire cose nuove e sono così immatura in senso letterario da considerare migliore il prodotto della mente maschile solo perché mi dice le cose in modo così diverso da come riesco a dirle io!

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  3. Simone non è una scrittrice, è LA scrittrice, tralascerei aggettivi come "elementare, elementarissima" parlando della sua opera, cara alessandra, rischi di rimanere in superficie in un modo intollerabile

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  4. La mia opinione e' tutta una questione di gusto personale, non e' critica letteraria e non conosco tutto il suo lavoro: resto in superficie ma non ne farei un problema di tolleranza.

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  5. Ma grazie di aver provveduto a registrare un profilo per darmi il tuo parere! Adoro le buste del Billa, di più quelle rosse con la scritta gialla che davano qualche anno fa.

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  6. ... intendevo intollerabile per me che stimo l'autrice in questione e la considero una delle donne più interessanti del secolo scorso.

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  7. Mi spiace, quello che scrivo ha davvero poco valore e questo blog e' frequentato da poche persone che conosco personalmente e solo un paio capitate dal web perciò non mi ero mai posta il problema, prima d'ora, di urtare la sensibilità letteraria di qualcuno. Riflettendonci mi rendo conto che e' un luogo non luogo pubblico e da ora cercherò di essere meno estrema nell'esprimere opinioni.

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  8. comunque, se ti interessa la letteratura, ti invito ad approfondire questa autrice, ne vale davvero la pena. Un cordiale saluto

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  9. Forse in futuro lo faro'. Certo che amo la letteratura ma mi occupo soprattutto di letteratura italiana e di grammatica.

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  10. Anyway, your photos are really impressive!

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  11. Ho un'edizione Euroclub di "Una donna spezzata" insieme a "Le belle immagini". Però non mi ricordo più questo libro, forse non l'ho neppure finito, all'epoca (si parla di trent'anni fa...). In ogni caso va bene scrivere tutto ciò che si pensa, nel proprio blog!

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