domenica 29 gennaio 2012

RITROVAMENTI#1/INTRODUCING JACOPO



Anche se ancora faccio fatica a rileggere la mia tesi, penso sempre al carteggio come a un genere letterario e non semplicemente come a una forma di scrittura privata. In modo simile al libro anche la lettera, una volta che si stacca dalle mani dello scrittore e per quanto diretta a un solo specifico destinatario, non appartiene più a chi l'ha scritta. Non vale in assoluto per tutti gli epistolari privati, ma comunque vale per molti.

Nel frattempo, qui nella casa-corridoio e anche in classe, sono tornati i bulbi. 



... è un'amarezza della vita, che non sa darti altro...
... mi sento... mi sento a cavallo tra una maschera e l'altra, strattonato dal più, dal meno, dal per e dal diviso, mi sento a cavallo di una cane chiamato "Fuffy numero immaginario", mi sento un pizzicotto che mi ricorda di essere "Fuffy numero immaginario", mi ricorda di essere una "i" con l'aspetto di un cane che fa cavalcare me stesso.



(...) Comunque non mi permetterei mai di finire il tutto con questo niente: la realtà segue a ruota la fantasia, che sta davanti a tagliare l'aria, assumendo una posizione più aerodinamica di un coltello da pesce.
(...)
Se fin qui mi hai seguito, penso non ci sia bisogno di scervellarsi più di tanto, per scervellare te, che sei costretta a subire, sorbire e assorbire, un cretino di questo calibro, che più procede e più somiglia a un pazzo cervellotico senza cervello. Resta il fatto che io al mare ci vengo con o senza Michele. Se riesco a rimpiazzarlo porto con me un mio fedele, quantomeno fidato, compagno di vita, con cui (a differenza di Michele) posso sperimentare una vera discreta affinità elettiva tra amici. Per la cronaca si chiama Jacopo.

So di non essere stato esauriente per certi discorsi, e di essermi dilungato in un'enormità di cavolate. Ti saluto con tutto il cuore, sperando che dopo riesca a reinserirlo nella cassa toracica da dove l'ho asportato momentaneamente. In ogni modo, ho potuto finalmente osservare ciò che fa vivere me e te, soprattutto.
Dammi un colpo di penna o di telefono... e, se possibile, non in testa.


(Leo, primavera 1997)



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